Con le tue parole

con le tue parole (2)

 

Con le tue parole

un progetto di ricerca di Etoile Centro Teatrale Europeo

 

“Con le tue parole” è un progetto di ricerca di natura artistico/letteraria che ha come obiettivo raccogliere le emozioni e i pensieri delle persone in un momento così complesso e delicato.

La ricerca da noi proposta è collettiva e condivisa. Non serve essere scrittori o aspiranti tali, basta soltanto avere voglia di guardarsi dentro e raccontare un piccolo spaccato di vita.

È un modo per ricordare che non siamo soli nonostante la distanza e che c’è sempre qualcuno con cui condividere i nostri pensieri.

 

Come funziona? Potete inviare i vostri pensieri e riflessioni all’indirizzo e-mail parole@centroetoile.eu , noi di Etoile saremo l’intermediario per la pubblicazione del materiale che ci avete mandato tramite i nostri canali social.

 

Tre semplici consigli

  1. Non esiste un modo giusto o sbagliato di vedere le cose, esiste un tuo modo di farlo. L’obiettivo di questo progetto è di condividere pezzi di quotidianità, su cosa focalizzare la propria attenzione o riflessione è una scelta personale.
  2. Non esiste una forma giusta, ma la tua forma di raccontare. Sei libero di usare la prosa, la poesia, il diario…insomma la forma narrativa che più senti tua. Ti chiediamo soltanto di aggiungere al tuo testo, una breve presentazione su chi sei, cosa fai nella vita, da dove vieni. Crediamo che il valore aggiunto di questa ricerca siano le persone che vi partecipano.
  3. Vinci la paura della pagina bianca, “con le tue parole” nasce come momento di ricerca e condivisione aperto a tutti. Ognuno di noi ha una storia che vale la pena raccontare.

 

Il nostro obiettivo è quello di creare un grande mosaico di pensieri e sensazioni, volete costruirlo insieme a noi?

I testi che inviate devono essere originali e liberi da diritti d’autore, in quanto potrebbero essere materiale di studio, ricerca e produzione teatrale di Etoile Centro Teatrale Europeo.

 

 

 

 

 

 

CON LE TUE PAROLE

I VOSTRI TESTI

Abbandonarsi

di Francesca Termine

Guardo davanti a me

E vedo solo palazzi, mi giro e sempre palazzi vedo

Non riesco più a vedere un orizzonte

Solo una striscia di cielo alzando gli occhi

Ma è Uno spiraglio, è la mia speranza

Allora mi ci aggrappo e chiudo gli occhi

Abbasso il volume delle voci innocenti

Del suono di quel dolore, quella fatica per aiutare

Solo per un po,

Per qualche momento, ho bisogno di stare con me, con la mia pace… Eh ma non vi dimentico mica eh!

Ecco, ora lo sento quel piacevole sollievo dettato dall’abbandono. 

Quel sollievo che sento quando riesco ad entrare in contatto con me. 

È così rara questa sensazione. Quanto mi sei mancata. 

Siamo così affaccendati a rincorrere il tempo. 

Che fatica essere sempre perfetti, progettare, lavorare, affannarsi per non lasciarsi sfuggire nulla. Affiliarsi le unghie per tirarle fuori se richiesto. E edificare muri, mattoni su mattoni sempre più alti per difenderti da ciò che ti fa male, per non farti più trafiggere…e muri sempre più alti, sempre di più in modo che nessuno ti veda più per quella che realmente sei, non veda più quella parte che vuoi difendere. Che hai bisogno di difendere, per non provare più paura.

Il tempo si è fermato. 

Tu lo hai fermato. Senza avvisarci. 

Tu essere senza volto con la corona in testa. 

Ti hai usurpato il trono con prepotenza ed hai iniziato a disseminare dolore e questa volta senza discriminazione, colpisci senza selezione, ecco sei cattivo ma almeno ci fai sentire tutti uguali. Ed è proprio questo il tuo punto debole.

Si, puoi colpire tutti, ma ad una cosa non puoi arrivare. 

A questo. Lo senti? 

Batte forte. Da qui fioriscono tutte le emozioni, così profumate. 

Che bello sentire. 

È come ritrovarsi tra le braccia di qualcuno che ti vuole bene, a cui vuoi bene. 

Rispondi. Lo senti? No, a questo tu non potrai arrivarci mai. Tu non puoi sentire. Perché non ce l’hai un cuore.

E mi dispiace per te, ma tu perderai, perché è il cuore a vincere sempre e questa volta abbiamo cuori che possono battere all’unisono, noi tutti insieme con i nostri cuori battenti ti sconfiggeremo…si, ti sconfiggeremo!!!!   

© È vietata la riproduzione integrale del testo o di parte di esso, se non all’autore e ad Etoile Centro Teatrale Europeo

 

 

Petali del Covid-19

di Lorenza

Ai tempi dei forzati alla finestra, gli occhi sembrano resuscitati a visioni inaspettate, soprattutto se è primavera: una primavera di sole, di azzurro e di luce che se ne frega del buio degli uomini. 

Le macchie sul tetto in eternit del vicino si alternano a piccoli cuscini di muschio tenero e verde, da fare invidia a quello dei presepi e alla morbidezza del lato fresco del cuscino in estate…

La storia dell’ultimo  trentennio è lì davanti : nei portoni e tapparelle sbiadite degli anni sessanta, nelle ragnatele di antenne più o meno ritte, fra reti di  parallele e perpendicolari al cielo, tra i fili per panni stesi con mollette da bucato in legno, alternate al carnevale di quelle in plastica colorata…

Oltre la rete, nel cortile di fianco, l’erba ha la meglio sulla toppe di palladiana che  circonda la casa popolare di un quartiere popolare, per storie e vite popolari..

Sapevamo un tempo, in questi stessi cortili, disegnare ‘settimane’ sul cemento d’estate animate da voci di infiniti bambini, e da sassi e piastre  sonanti sul pavimento.

Ora, fra queste stesse piccole vie bordate da cancelli tutti uguali, si incontrano corpi e sguardi  azzurro celesti di madri, donne e sorelle dall’Est che spingono carrozzine per quelli delle ultime generazioni: processioni di rughe fra le quali, ogni tanto, scorgi qualcuno da salutare con poche parole,  sempre le stesse, di tutti e per tutti…

A ridosso di questa finestra, oltre la rete e i pali arrugginiti, c’è la carcassa di un’altalena e ciò che resta di un triciclo rosso, segno di qualche bambino ora molto lontano, molto cresciuto, molto diverso…

Aveva due posti quadrati e due cuscini, per un dondolare di coppia all’ombra del rettangolo di tela sopra le teste…Un lampione al suo fianco, grigio e sbilenco, fa pensare a un quadretto di famigliola operaia che, in pochi metri quadrati del cortile, cerca e crea un  ingenuo idillio di vacanze d’estate in cortile, per l’invidia del vicino.

Ma il melo fiorito, proprio  in mezzo a questi resti da discarica, grida oggi al cielo la sua bianca perfezione…

Gomitoli di petali lievi, a metà fra il cemento e l’aria tersa, sfiorano oggi  i pensieri e li rendono buoni..

Non tutta la pianta è viva, solo  due piccoli rami a sinistra del cielo, mentre gli altri, fissi e nudi come scope, li stanno a guardare..

Un vero miracolo: uno scorcio di primavera che si ostina a sbocciare su una reliquia di pianta che vive  inaspettata.

Non è una chioma intatta  di fiori che vivono un giorno, ma solo una fronda  sbagliata e salva, che dona all’aria tutta la magia  inutile del suo un profumo…

Cosa ci darà alla sua prossima primavera?

Il  tempo asciugherà  queste ultime mani fiorite, o queste ossute dita saranno più forti e vive, domani,  oltre la rete?

Ci saranno occhi per raccoglierle in uno sguardo e finestre sul cortile ancora aperte?

Ai tempi dei forzati alla finestra, la vita ha un altro passo, e la  primavera è un fragile incanto da preservare..

Da soli, oggi, la respiriamo, per quando sarà ancora di tutti…

Per quando tornerà a ricordarci che i petali non sono scontati…

© È vietata la riproduzione integrale del testo o di parte di esso, se non all’autore e ad Etoile Centro Teatrale Europeo

 

 

Con le tue parole

di Giulia Galloni 

La quarantena per il corona virus mi ha fatto riflettere; penso che nel tempo siamo peggiorati. Noi non riusciamo a stare in casa sul divano a fare quello che ci va, nel giro di pochi giorni ci sentiamo prigionieri e ci sembra di impazzire. Pensate invece che Anne Frank si è dovuta nascondere per più di due anni in un alloggio segreto, senza poter uscire, fare il minimo rumore o semplicemente guardare fuori dalla finestra. Se lei ha fatto questo per più di due anni, con la paura costante che le SS la trovassero; noi possiamo resistere almeno un mese, nella nostra casa, al sicuro e potendo fare ciò che vogliamo. 

Anche a me sembra di impazzire senza teatro o canto e senza vedere i miei amici; ma ci si adatta. 

Gli amici li posso videochiamare ma teatro senza le mie compagne è triste. 

Il teatro si può fare in tutti i luoghi in qualsiasi momento, da soli o in compagnia, ma se hai un gruppo di teatro già formato e uno spettacolo in corso, il teatro senza di loro non è lo stesso. 

Il corona virus sta spaventando molte persone, ma a me no; non avrà il dominio della mia testa. 

In quarantena si possono provare cose nuove, ad esempio scrivere un libro; io ci sto provando ma resto ancora dell’idea che a nessuno interessano i pensieri di una tredicenne. 

Quando non ero in quarantena avevo le giornate sempre piene, mai un momento libero; ma ora i giorni sono tutti uguali e vorrei tanto riavere quei giorni.  

© È vietata la riproduzione integrale del testo o di parte di esso, se non all’autore e ad Etoile Centro Teatrale Europeo

 

 

Romagna Mia

di Waller Corsi

 

Tu vaglielo a spiegare.

Prova a dirle che non potrà ricevere visite per 1 mese, forse 2, probabilmente 3 mesi. 

La prima cosa che mi ha detto è stata:” Siamo in guerra”. 

Ed io, stupidamente rassicurante:” Ma no Pina, che dici? Noi siamo al caldo, abbiamo da mangiare, non viviamo la miseria che avete vissuto voi!”.

“È anche peggio” mi ha risposto “ Noi sapevamo chi era il nostro nemico. Ora chi dobbiamo combattere? Ma soprattutto se entra nel mio fragile corpo, io non ce la farò”.

Già proprio così, perché tanto se muoiono a chi importa? Ma dai sono vecchi, cardiopatici, diabetici, scompensati…sarebbero morti anche con una banale influenza.

E intanto il computo dei morti sale.

Vabbè ragazzi, i posti in terapia intensiva non vorrete occuparli con dei novantenni?

Chi è nelle strutture e si contagia, lì deve rimanere. Senza anestesista, senza pneumologo , senza parenti.

“Pina ma tu sei forte; hai fatto la mondina, hai zappato ettari di terra, hai allevato 5 figli!!! Guardati hai gli occhi vispi di una ventenne”. Le dico.

“Dio te stradora!” Mi dice sorridendo “se avessi vent’anni non mi scapperesti “.

“Pina, noi non siamo tuoi figli o tuoi nipoti, a volte ci vedi nervosi o stanchi; non sempre riusciamo a sorridervi, ma in questo momento è molto dura, perché sentiamo un peso enorme sui nostri cuori. È il peso della responsabilità, della paura, dell’ansia che preme e a volte non riesci a respirare. Finisce il turno e quasi ti commuovi perché è andato tutto bene “. Le dico abbassando lo sguardo.

“Set sa fom? “ mi dice sorridendo “metti su Romagna mia, che cantiamo. “

E ancora una volta sono loro che mi consolano, che mettono in fila le cose, che danno valore ai piccoli dettagli e che trasformano pensieri cupi in sorrisi e canzoni. Che sanno combattere, ricominciare da zero, reinventarsi. 

La chiamano resilienza. 

Io li chiamo Pina, Norma, Giovanni, Sergio, Lucia, Giorgio, Teresa….

©È vietata la riproduzione integrale del testo o di parte di esso, se non all’autore e ad Etoile Centro Teatrale Europeo

 

 

TIME FOR CHANGE – È tempo di cambiare

di Anastasia Mercadante

 

Quante volte ci siamo riproposti, magari con lo scoccare del nuovo anno, di apportare dei mutamenti positivi alle nostre esistenze, e quante volte, puntualmente, abbiamo disatteso questi buoni propositi?

Bene. L’occasione per cambiare è qui, ora, sotto i nostri nasi.

È arrivata il momento di fare i conti con sé stessi.

È arrivato il tempo di cambiare.

Parliamo meno e ascoltiamo di più.

Non rinunciamo ad una cena con gli amici solo perché abbiamo lavorato troppo.

Abbracciamo calorosamente, lunghi e sinceri abbracci, cuore contro cuore.

Non preoccupiamoci troppo della polvere accumulata negli angoli della nostra casa e della nostra vita, basta un soffio di vento per mandarla via.

Troviamo il tempo per goderci i nostri affetti.

Non sprechiamo nessuna occasione e non accatastiamo sogni in un cassetto dimenticato.

Torniamo a stenderci nei prati, senza preoccuparci di macchiare, inevitabilmente, i jeans d’erba.

Non pretendiamo più di essere invincibili, ci è concesso di gettare la spugna ogni tanto.

Impariamo a condividere le responsabilità: “un po’ a te… un po’ a me”.

Non perdiamoci dietro schermi e finte vite, create a doc per apparire ciò che non siamo.

Ritorniamo ad amare il reale, il concreto, l’attimo che dura in eterno se conservato nella nostra memoria.

Non dimentichiamoci più dei nostri sentimenti, celati dietro (in)distruttibili armature.

Impariamo ad amare ciò che siamo e che abbiamo, ad amare cioè il vento d’autunno che porta la tempesta così come il sole d’estate che scalda e abbronza la nostre pelli.

Quando torneremo alla nostra “normalità”, ricordiamoci che niente più sarà normale, ma tutto sarà cambiato… Inesorabilmente…

© È vietata la riproduzione integrale del testo o di parte di esso, se non all’autore e ad Etoile Centro Teatrale Europeo